Perchè sono di Cirò e i miei vini sono orgogliosamente Cirò, mi verrebbe da dire, ma il discorso è più complesso.
Lavorare
in biologico in vigna e con minimi interventi in cantina non è un
fine, ma strumenti per esprimere al meglio la mia idea di vino di
territorio, la mia idea di Cirò.
Idea che non può prescindere dal Gaglioppo e dal rispettare quest'uva. Rispetto del colore varietale e della facilità nel rilasciare tannini, rispetto della vena sapida, della leggerezza e delle sue durezze.
Certo,
c'è Gaglioppo e gaglioppo! Un grande Cirò richiede un grande Gaglioppo da lavorare in cantina nel modo più
semplice possibile per ridurre al minimo la distanza tra la vigna
(l'uva) e il suo vino.
Intorno a questa idea del Cirò, una nuova generazione di vignaioli, uomini e donne prima che aziende, si confronta continuamente in vigna e cantina consapevoli di essere solo all'inizio di un lungo percorso.
Arrivare insieme al Vinitaly nello stand Calabria significa
raccontare con più forza e in modo coerente il nostro Cirò,
pur mantenendo ognuno la propria identità di vignaiolo.
Per questo vi invito al Pad. 12 ad assaggiare oltre al mio Cirò quelli di Cataldo Calabretta, Assunta Dell'Aquila, Sergio Arcuri, Francesco e Vincenzo Scilanga di Cote di Franze e Mariangela Parrila di Tenuta del Conte.
Per questo vi invito al Pad. 12 ad assaggiare oltre al mio Cirò quelli di Cataldo Calabretta, Assunta Dell'Aquila, Sergio Arcuri, Francesco e Vincenzo Scilanga di Cote di Franze e Mariangela Parrila di Tenuta del Conte.
E se qualcuno dovesse chiedermi perchè parlo anche degli altri vignaioli, nel rispondere non trovo parole migliori che quelle di Teobaldo Cappellano:
Penso alle mie colline come una plaga anarchica, senza inquisitori o opposte fazioni, interiormente ricca se stimolata da severi e attenti critici; lotto per un collettivo in grado d’esprimere ancor oggi solidarietà contadina a chi, da Madre natura, non è stato premiato.
E’ un sogno? Permettemelo.
Nessun commento:
Posta un commento